Autismo, a Roma l’arco di Costantino diventa blu

arco_costantino (375 x 500)Bannernewsletter_ThumbAutismo, a Roma l’arco di Costantino diventa blu per la libertà di terapia

di Rachele Bombace

ROMA – Accendere la luce e l’attenzione sui 400 mila bambini autistici in Italia illuminando di blu l’arco di Costantino di Roma, con 18 proiettori di Enel Sole, per ricordare a tutti la necessità di garantire alle famiglie la libertà di scelta della terapia. È l’iniziativa di ‘Divento Grande Onlus’, la prima associazione italiana di genitori che ha aderito nella Giornata mondiale dell’Autismo a ‘Light it up blue’, per sensibilizzare l’opinione pubblica su una sindrome che “non è una patologia, ma una condizione da cui non si guarisce e di cui c’è poca consapevolezza”.

Per far si che le istituzioni si prendano carico di questa realtà, il vicepresidente della Onlus Salvatore Bianca ha lanciato, in occasione della conferenza stampa in Campidoglio, un appello alle istituzioni locali rappresentate da Gianluigi De Palo, assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale: “Noi desideriamo che i nostri figli siano felici, loro possono essere una risorsa per la società avendo capacità e inclinazioni singolari. Ma per rappresentare una reale opportunità, hanno bisogno di spazi e luoghi fisici oltre che di assistenza e terapia. Noi chiediamo che il Comune dia in concessione degli spazi a Divento Grande affinché possa costruire un centro, a cura dei genitori, dove questi ragazzi possano sviluppare una professionalità. Inoltre- ha aggiunto il portavoce dell’associazione- si crei una legge per affrontare in modo organico l’autismo e i diritti delle persone autistiche, così come è stato fatto in Inghilterra con l’Autism Act”.

L’assessore però ha invitato le associazioni del settore a fare rete, perché “la frammentazione renderà difficile a qualsivoglia sindaco o assessore di concedere spazi alle singole realtà. Il Comune potrà rispondere all’appello- ha precisato De Palo- qualora la richiesta perverrà da più associazioni”. Ma “l’Istituzione deve essere al servizio del cittadino- ha risposto Bianca- e compirà solo il suo dovere se concederà uno spazio ad un’associazione che legittimamente ne fa richiesta. Cerchiamo quindi di venirci incontro- ha concluso- noi raccogliamo il suo invito a fare rete, ma lei raccolga il nostro appello”.

I bambini autistici hanno bisogno di stare in luoghi ampi. “Una necessità simbolica che ha anche una valenza terapeutica, dovendosi loro confrontare con uno spazio interiore tanto piccolo”, ha spigato Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), presente ieri alla conferenza stampa in Campidoglio promossa dall’associazione Divento Grande Onlus in occasione della Giornata mondiale dell’Autismo.

Purtroppo l’associazionismo “nasce per difendere diritti che non vengono garantiti e per tutelare tutte quelle terapie che vengono bandite- ha chiarito la psicoterapeuta- e questa lotta genera una forte frammentazione”.

L’IdO ha organizzato l’anno scorso una petizione proprio per “invitare il mondo scientifico e tutte le realtà associative a mantenere un’apertura ad ampio raggio sui problemi legati all’autismo”. Un documento che ha raccolto l’adesione di 59 associazioni di genitori, 66 società scientifiche e scuole e specializzazione, 61 centri di riabilitazione accreditati cattolici e laici e più di 5.000 professionisti. “La petizione ha rappresentato una richiesta di integrazione e inclusione e non di frammentazione- ha precisato Di Renzo- noi non vogliamo chiuderci a nessuno, ma aprirci nel rispetto dei singoli bambini evitando di lasciare sole le famiglie. I genitori non devono essere coinvolti nelle lotte- ha aggiunto la psicoterapeuta- perché definire come valido un solo approccio terapeutico e tagliare fuori tutto il resto significa frammentare”.

Secondo Di Renzo “è cambiato lo scenario sui disturbi dello spettro autistico. Parliamo di una patologia che vive di grandi disaccordi e dove è molto forte la componente relativa alla ricerca genetica. Ma le prognosi infauste- sottolinea la responsabile del servizio Terapie dell’IdO- sono legate alla scarsa conoscenza nel campo delle neuroscienze. Per questo motivo la ricerca deve aprirsi, dal momento che ogni soggetto autistico ha le sue specificità. Ci sono dei bambini che hanno la possibilità di seguire un percorso normale e per questo noi dobbiamo lottare, così come dobbiamo lottare per tutti quei bambini per cui questa possibilità non ci sarà”. L’autismo è una sindrome caratterizzata “da una forte frammentazione interna- ha concluso Di Renzo- quindi chi si occupa di questo disturbo deve lavorare in rete. È fondamentale che gli operatori del settore abbiano la capacità di integrare e di saper fare insieme”.

Fonte: «Agenzia Dire» – «www.dire.it»

  1. Nessun commento ancora.

Devi essere collegato per inviare un commento.