La mia attività

IL VALORE DEL BENE COMUNE PER UN NUOVO MONDO

Questo scritto in merito alla Crisi finanziaria mondiale che attanaglia ancora oggi la nostra Italia ed alla necessità e volontà di rivedere tutti gli schemi che regolano la Vita Comune.

Io invito tutti a riappropriarci del bene comune per cambiare il sistema in cui viviamo.

Cambiare l’ottica da consumatori e azionisti, a semplici cittadini.
Cambiare l’ottica da cultori di interessi personali e privati, a promotori del bene comune, per costruire un nuovo modo di vivere insieme.
Queste sono le mie idee per uscire da questa crisi Sociale, Umana e Finanziaria.

Ritengo che l’attuale sistema è fondamentalmente un mondo per pochi, nel quale la persona umana è ridotta a “risorsa umana”, al pari, per esempio, della risorsa petrolio.
Il tempo e lo spazio sono frantumati e ridotti a variabili di costo e di profitto, mentre i diritti umani e sociali, universali ed imprescrittibili, sono svuotati di contenuto, considerati reversibili e negoziabili e trasformati in “bisogni vitali”.

Ritengo importante analizzare questo momento di crisi e pensare che cosa fare per costruire un mondo diverso e, se possibile, migliore.

Il sistema costruito negli ultimi trent’anni è frutto di decisioni prese negli anni Settanta e Ottanta.

Penso, per esempio, all’eliminazione dei controlli sui movimenti dei capitali, all’autorizzazione dell’espansione dei paradisi fiscali, ecc.
Questo sistema “sballato” era stato presentato come la formula più avanzata e organizzata dell’economia capitalistica di mercato globalizzata.
Ebbene questo sistema, presentato anche come il sistema più efficiente dell’utilizzazione delle risorse del pianeta per soddisfare i bisogni della popolazione mondiale, si è rilevato, con i fatti, un fallimento totale.

L’idea di “sviluppo infinito” promesso e proposto dall’economia attuale, veicolato da termini come anytime (in qualsiasi momento) e anywhere (dovunque) quali simbolo della capacità di azione permanente ed illimitata, mostra drammaticamente i suoi limiti e coincide anche con il crollo di molte illusioni relative a logiche di Vita Comune.

In questa crisi, le regole adottate negli ultimi trent’anni ,oggi possono diventare elementi di rottura e di fragilizzazione. Tutti i Paesi,tentano disperatamente di resistere. Ma lo fanno, forse, nel modo sbagliato cedendo a decisioni temporanee e non strutturali.Tutti i Paesi devono rispondere alla crisi strutturale di un sistema che ha contribuito, lui stesso, a fare crescere.

In un sistema come il nostro, è probabile che le soluzioni vere ed efficaci di trasformazione del sistema, non saranno adottate. Perlomeno a corto termine. Perché è la logica del sistema che deve prima trasformarsi.
Ormai siano alla logica “SI SALVI CHI PUO’”

Dopo una prima fase in cui tutti hanno evidenziato la gravità della situazione, convinti però sotto-sotto di poterne uscire abbastanza velocemente, l’esame di realtà non ha più potuto essere rimandato.

I politici hanno dovuto riconoscere che la crisi è davvero molto grave e che non ce l’avrebbero fatta, mantenendo le soluzioni politicamente accettabili dai sistemi dominanti.
Davanti ad una situazione così, la logica del ‘ciascuno per sé’ e del ‘si salvi chi può’, si è fatta largo in maniera forte.

In un contesto in cui l’Unione europea (Ue) si è dimostrata molto debole e in cui ogni paese tenta di uscirne con il minor numero di piume spennate, gli Stati che non sono poi così innocenti rispetto a queste cose, tentano di tenere a galla il sistema finanziario, che a sua volta tenta disperatamente di salvare se stesso.

Insomma, invece di cambiare profondamente, la finanza e l’industria continuano ad affermare “ce la faremo”. Ma ce la faranno a fare cosa? A ristabilire le cose di prima? A riproporre le stesse dinamiche? In verità è che il ripiegamento su se stessi e il disperato tentativo di salvare le proprie penne (imprese, industrie, sistema energetico), è legato all’assenza di un accordo comune.

E non c’è accordo non perché ogni paese è governato da persone col solo scopo di gestione del proprio interesse economico personale, ma perché i principi sui quali il sistema si è sviluppato, impedisce ai nostri governanti di essere responsabili nell’interesse generale. Dunque, ripeto, BISOGNA CAMBIARE MENTALITA’.

Dalla competitività alla cooperazione

In un sistema che fa fatto della competitività la sua bandiera e della concorrenza sfrenata un valore assoluto, cambiare rotta è un’impresa difficile. Come si fa a pretendere che ora tutti diventino cooperativi?
Non è fattibile, ma è però possibile avviare davvero un processo di cambiamento, che deve iniziare da noi.
E’ ora che torniamo ad essere cittadini, e non consumatori o piccoli azionisti.
Il capitale ha coltivato l’illusione che tutti potessero accedere alla ricchezza rapidamente.

Ma a lasciarci le penne non sono mai i grandi gruppi, che giocano con le cifre rosse, ma i piccoli, rigorosamente al verde.

Il principio dei beni comuni, del rispetto del prossimo, della solidarietà, dei servizi essenziali alla vita individuale e collettiva, è fondamentale. I beni comuni rinviano all’idea dell’insieme dei principi, delle istituzioni, delle risorse, dei mezzi e delle pratiche che permettono a un gruppo di individui di costituire una comunità umana.

Una comunità capace di assicurare il DIRITTO AD UNA VITA DEGNA A TUTTI, così come la loro sicurezza collettiva, rispettando la diversità, promuovendo la solidarietà, stilando un nuovo patto con le generazioni future, avendo cura della sostenibilità globale del Pianeta.ò