Droga, una strada che sempre più ragazzi imboccano, il flagello, la piaga, di questa società, che rende schiavo chiunque ne faccia uso, e per la quale si è disposti a sacrificare ogni valore, e persino la propria dignità.
I fatto di aver visto cadere nella sua rete molti giovani, molti amici con cui siete praticamente cresciuti insieme, mi addolora profondamente, mentre nello stesso tempo, sento crescere in me una rabbia interiore, dovuta al fatto di non poter far niente per cambiare le cose, e che non mi permette di poter capire i motivi che li hanno spinti verso questa direzione.
Molti affermano, con convinzione e valide argomentazioni, che i giovani si rifugiano nella droga per sfuggire alle responsabilità che la società gli impone, o a causa di problemi familiari, e forse fino a qualche anno fa erano queste le cause principali, ma arrivati a questo punto, io non me la sento di condividere questa opinione.
Vedendo quali trasformazioni sta subendo il mondo giovanile, io penso che la ragione per cui molti giovani, oggi, si drogano sia dovuta al fatto, che la droga, oggi come non mai, rappresenti il decadimento e la carenza di ideali in cui credere, e quindi, i giovani sono costretti ad idealizzare ciò che non è idealizzabile, la droga.
Diviene per loro, l’unica ed illusoria fonte, non solo di piacere, ma anche di guadagno.
Ed è con questo concetto ben stampato nella mente che molti decidono di spacciare la droga, non rendendosi conto, che non sono altro che degli spregevoli mercanti di morte, e che così facendo saranno le vittime di se stessi, condannati da quella stessa polverina in cui si illudono di trovare la vera essenza della vita, e che invece li priva di ogni loro volontà, imponendogli le proprie, rigidissime condizioni.
Alle quali è molto difficile, ma non impossibile, sottrarsi, ricorrendo proprio a quella forza di volontà, che la droga tende a minare.
Senza cadere nell’utopia, che porta molti giovani a credere, che solo chi fa uso di droghe riesca ad apprezzare pienamente la vita, è che la droga sia una di quelle esperienze che è indispensabile provare per potersi sentire pienamente realizzati.
Sono proprio tali constatazioni che alimentano la mia rabbia, e che mi spingono a non considerare i tossicodipendenti come vittime delle circostanze, perché nella maggior parte dei casi non lo sono affatto.
Il perché di queste mie convinzioni si basa sul fatto che circa il 90% dei tossicodipendenti, ha iniziato a far uso di droghe adottando una libera scelta, o perché hanno ceduto alle continue, insistenti, pressioni dei loro amici, e ciò dimostra, come la stima di se, ed i principi di questi ragazzi siano deboli e facilmente manipolabili, ed è proprio per questi suddetti motivi che non si possono considerare come delle vittime, e non si possono compatire in alcun modo.
La vittima è colui che contro la sua volontà diviene succube delle situazioni, ma non colui che lo fa volontariamente.
Si può compatire un malato, il quale non ha scelto volontariamente la sua infermità, ma non chi fa uso di droga, e che deliberatamente ha scelto il suo male, del quale pur non ammettendolo, è schiavo.
L’unico modo, a mio avviso plausibile, per cercare di contenere e di arginare il dilagare di questa piaga, è di inculcare nella cultura giovanile dei valori forti e reali, come l’importanza e la bellezza della vita, perché possano vivere pienamente la loro giovinezza, senza dover ricorrere ad allucinogeni vari che li recludono in una realtà falsata.
Molti ragazzi non riescono neanche più a vivere pienamente la loro età, troppo presi, forse, dalla frenesia di essere accettati dagli altri, che diventano i loro esempi da seguire e da imitare in tutto e per tutto.
Senza neanche chiedersi, se quello che stanno facendo sia giusto o sbagliato, per loro già il fatto che altri lo facciano sottintende la sua correttezza, ma questo è uno dei principi più assurdi che io abbia mai sentito.
Nel mondo c’è tanta gente che uccide o ruba, ma questo non vuole necessariamente dire che tali pratiche siano giuste o, tanto meno da imitare.
Dobbiamo essere noi, con la nostra testa e il nostro cuore, a decidere quello che è giusto o sbagliato per noi stessi, senza farci sviare da delle tendenze esterne.
Nessuno, e ripeto, nessuno deve prevaricare il nostro diritto alla vita, che è inviolabile.
Poco fa ho affermato, che i tossicodipendenti non si possono compatire, per i motivi fin qui riportati, ma questa mia affermazione non sottintende affatto che non debbano essere aiutati, ma più semplicemente che si rende necessario adottare un nuovo metodo con il quale cercare di aiutarli, che potrebbe consistere, non nel trattare la droga come una malattia, una dipendenza, o come meglio la si voglia definire, involontaria, cercando di curarla con un’astinenza forzata, che costringa il tossicodipendente, a cessare contro la sua volontà di far uso di droghe.
Egli, infatti, potrebbe anche sottostare a questo tipo di trattamento, ma appena libero da ogni imposizione ritornerebbe a farne uso, semplicemente perché noi non abbiamo agito sulla sua volontà, ma più semplicemente gli abbiamo imposto la nostra.
Se invece trattassimo la droga per quello che realmente è, e cioè una dipendenza volontaria, che come tale andrà affrontata, agendo e spronando la volontà del tossicodipendente, facendogli prendere atto delle sue reali condizioni, e non cercando di mascherarle, lo spingeremmo in questo modo a reagire volontariamente a questa sua dipendenza, e questo sarebbe indubbiamente il primo passo, quello decisivo, se si è veramente intenzionati a tagliare i ponti con essa e con tutto ciò che essa rappresenta.
Bisognerebbe portare il tossicodipendente, che solitamente essendo tale, parlerà, ragionerà e si comporterà di conseguenza, ad adottare un cambiamento radicale in questo suo modo di vedere le cose e di raffrontarsi in base ad esse, tagliando così ogni rapporto con quell’ambiente.
Solo aggrappandosi saldamente a questo concetto egli potrà imboccare la strada giusta, quella da seguire, se vuole veramente uscire dal tunnel della droga, rendendosi conto che si trova di fronte ad un problema serio, e che come tale andrà affrontato, motivando validamente ogni suo sforzo, per permettergli , infine, di raggiungere un risultato che si possa considerare il più soddisfacente possibile, accettando, qualora ve ne fosse la possibilità, l’aiuto delle persone che gli vogliono ancora bene.
Allora portiamoli ad incontrare i bambini malati in ospedale, facciamogli vedere di persona quanta gente muore di fame nel mondo, mandiamoli 15 giorni a lavorare in una delle tante miniere, portiamoli a vedere i bambini orfani abbandonati in Russia…potrei continuare a lungo…la lista, purtroppo, sarebbe lunghissima.
Forse, in questo modo, riusciranno ad abbandonare definitivamente, l’illusoria convinzione, che spinge molti tossicodipendenti a credere di essere loro a governare la droga, mentre in realtà le cose stanno diversamente, dato che è essa a governarli, offuscando le loro facoltà mentali e dominando su di esse, alimentando la falsa certezza che possano smettere quando vogliono, anche domani, ma quel domani si allontana sempre di più, sempre di più da loro, e per alcuni di essi non arriverà mai.
Mentre essa continua a minare inesorabilmente la loro salute, sia fisica, che mentale, portandoli in alcuni casi, sempre più frequenti, purtroppo, alle tragiche conseguenze che noi tutti conosciamo così bene, tanto che ormai sono divenute talmente consuete da non fare più notizia, non suscitando in noi alcun interesse, dato che siamo riusciti ad abituarci anche a questo.
L’assuefazione è un male terribile, che sfortunatamente non colpisce solo i tossicodipendenti, ma persino la società in cui essi vivono, la quale resta indifferente di fronte a tutto questo, dato che anch’essa si è ormai assuefatta a simili sciagure, ed è forse questa la conseguenza più grave e preoccupante, che dovrebbe farci riflettere attentamente su tali avvenimenti.
Quanta indifferenza!
Lo so, e me ne rendo perfettamente conto, scriverlo qui sulla carta è facile, ma mettere in pratica tutto questo presenta delle serie difficoltà.
Come so anche, che tutto quello che ho scritto non sarà servito a niente, senza la forza e la perseveranza di ognuno di noi.
Quanto scritto, non vuole e non deve essere considerato come un manuale, in cui cercare delle risposte pratiche, il suo unico compito è quello di spronare e risvegliare, sensibilizzandole, le nostre coscienze, e la mia unica speranza è di essere riuscito, almeno in parte, a raggiungere questo mio obiettivo….come voi ben sapete.

Un abbraccio
Paolo