L’uomo, nei secoli, ha affinato le regole di vita fondate sulle leggi della religione e alle istituzioni dello stato, questo dovrebbe bastare per dare all’uomo rettitudine, fede e onestà.

Purtroppo tutto questo non da risultati positivi?

Anzi, in questo ultimo secolo l’uomo sembra dominato da una grande fragilità e si trasforma in personalità, moralmente ,deludenti.

Ritengo che tutto ciò che viene manipolato dall’uomo inizia con sani principi, poggia su regole equilibrate e, quasi sempre , inspiegabilmente finisce per degenerare.

Questo succede perché non si vuole capire che la vita è uno sforzo continuo alla ricerca del proprio essere.

Scoprire e trovare la propria personalità significherebbe inserire le regole e poi lasciare che il nostro carattere si formi.

I dogmi della religione, la politica, le leggi divine e dell’uomo, sono tutte cose che ognuno di noi dovrebbe saper interpretare e applicare con maggior giudizio basandosi soprattutto sulla propria personalità, sulle proprie doti, e sulle proprie forze.

Il fallimento di una gestione personale, l’inapplicabilità delle regole elementari, l’andare controcorrente, porta a mettere spesso nelle mani altrui la propria vita e le proprie decisioni, mani che non sono sempre saggezza e potrebbero portare alla soglia della dipendenza forzata.

Solo a Dio, nella sua infinita bontà che sorregge tutto e tutti indistintamente, potremmo affidare la nostra vita, le nostre decisioni, il nostro futuro, sicuri, che saprebbe arrivare nella vita di tutti arricchendoci d’infinite risorse e migliorando i rapporti tra gli uomini.

Se l’uomo sapesse organizzare come solo Dio sa fare senza sfarzo, senza interessi personali, creerebbe quel tessuto che sicuramente saprebbe ridurre le distanze che ci allontanano da quel sano principio di vita.

La morale invece sembra diventata una triste parola, la vergogna un abito smesso, e al loro posto la spudoratezza che spinge l’uomo a lanciarsi alla scoperta delle trasgressioni e alle emozioni forti non sempre consentite.

Io, un perché logico di questo sfacelo non lo conosco.

Ricordo con nostalgia e rimpianto un caro amico che è stato privato del padre in tenera età per colpa della vergogna, la stessa che oggi non uccide più, ma che è diventata appunto un abito smesso.

Mi duole, ma questo è il concetto.

La vita continuerà ad essere di qualità sempre più scadente finche il sentimento di odio, potere, ricchezza, egoismo non morirà e con lui, tutte le vane glorie terrene, il resto è nelle mani di Dio.

Un abbraccio
Paolo