Chi mi conosce, sà bene che dopo aver incontrato 5 volte la morte ed essere, fortunatamente,rifiutato da essa, ho vissuto esperienze che poco hanno col terreno.

Una delle grandi curiosità che mi vengono spesso rivolte è questa:
“Paolo, tu che hai avuto modo di sapere, com’è morire?
E come pensi sia il modo adeguato per prepararsi a questo momento?

Quando saremo richiamati alla casa del Padre, sarà un gran giorno per noi.

Lasceremo il nostro corpo, come un manichino vuoto, tra le mani di chi piange e, spinti dai sentimenti d’amore da una parte, pungolati dai risentimenti dall’altra, seguiremo in punta di piedi il nostro spirito-guida che amorevolmente ci conforterà e ci introdurrà nel nuovo mondo.

Qui, in silenzio, metteremo i nostri doni sulla soglia di quella casa e busseremo in cerca di perdono, di pietà, di comprensione, in attesa che quella porta, forse, si apra.

Proprio li, in quel momento di raccoglimento e preghiera verremo confortati da una improvvisa gioia, ritroveremo tutti quelli che abbiamo disperatamente pianto in vita credendoli perduti per sempre.

Sarà una grande festa, esalteremo l’amore che ci univa e da questa grande gioia saremo distratti solo dal dolore che si alzerà da chi rimane in lacrime.

Ecco cosa fanno meditare queste due vite parallele che si uniscono continuamente da sentimenti opposti, quando piange una parte, gioisce l’altra, così perpetuando.

Ma torniamo al momento della morte.
Non sarà uguale per tutti il modo del trapasso…le differenze saranno in base al tipo di morte.

Chi arriverà da una lunga malattia, lo farà con un sospiro di sollievo, finalmente guarito.

Chi arriverà da incidenti, disastri, terremoti, non lascerà il suo corpo allo stesso modo: la morte violenta o traumatica avrà bisogno di un sostegno particolare, facendogli capire che la sua prova è finita, che il suo passaggio doveva lasciare un solco profondo d’amore.

E come rispondere alla domanda “come prepararsi a questo momento?”

Sicuramente bisognerebbe costruirlo dalla nascita, pezzo per pezzo; daremmo così corpo a quel mosaico che diventerebbe il vero scopo della vita.

Dovremmo cominciare col chiederci più spesso cosa è la nostra vita, dove ci porta, a chi serve.

Cosa si aspetta da noi Dio, quali prove troveremo sulla nostra strada, quante sofferenze per arrivare all’amore, quante volte alzeremo gli occhi per chiedere aiuto?

Chissà se mai capiremo il disegno Divino, se riusciremo col mettere a frutto tutto quello che ci verrà dato, chiederci spesso come mai le malattie e i dolori sono parte importante della vita e più importante ancora il sollievo del miracolo.

Inutile, all’ultimo attimo, chiedere perdono di tutti i fallimenti.

Come potremmo farci perdonare ciò che farebbe rabbrividire noi stessi?

Come vedete, sono infinite le strade che portano alla morte, una soltanto per arrivare a Dio.

Un forte abbraccio a tutti
Paolo