Forse non ci siamo capiti


Ultimamente, sentendo dei commenti in merito alle mie riflessioni, ho capito che alcuni di voi erroneamente interpretano ciò che scrivo e ciò che sono.

A queste persone mi rivolgo…in amicizia, con pacatezza ma con fermezza.

Mi viene detto che “..all’interno dei miei scritti c’è molta rabbia e ciò è capibile dal momento che sono su una sedia a rotelle”.

Ma perché, mi chiedo, tanta gente non prova a riflettere prima di parlare!

Il cervello, e in particolare il dono dell’intelletto, non sono optional…possono essere usati…senza che si consumino!

Come già vi ho detto, non fate in modo da diventare voi i “poverini”!

Dal momento che mi leggete già avete fatto un passo avanti..non buttate via ciò che è già costruito!

La vita non è fatta per attendere senza far niente, ma di laboriosa costruzione di se stessi.

Certo che è comodo stare a guardare e non far niente o piangere sulla spalla di chi ti stà accanto, ma ciò non crea niente anzi impoverisce l’animo di chi assume tali atteggiamento rendendolo un peso per se stesso e per gli altri.

Se quanto ho scritto fino ad adesso non vi ha ancora smosso, di seguito vi porrò davanti ad una situazione a cui voi potreste trovarvi domani ad affrontare…non lo auguro a nessuno…ma la vita è quella che è…e non quella che sembra.

Un bel giorno, mentre camminate per strada o siete in casa o in vacanza, a seguito di una banalissima caduta a terra, ne avete fatte a centinaia nella vita senza che succedesse niente di grave, si spezza una vertebra della colonna vertebrale e….puff!…la vostra vita cambia radicalmente..tutto ciò che era ed è stato fino a quel momento…ora non lo è più..siete su un altro pianeta con regole di vita ben diverse e, soprattutto, dove si parla una lingua diversa.
No…non sto farneticando e non sono preso dai fumi dell’alcool od altro..Vi stò, solamente, facendoVi vedere qualcosa che non pensavate nemmeno che esistesse.
Per prima cosa Vi troverete di fronte a personale medico e paramedico che vi tratterà come foste un sacco di patate, sballontandoVi a destra e a sinistra tra radiografie ed esami clinici vari.
Da soli incomincierete a capire che “forse” qualcosa di grave Vi è successo ma non sapete ancora cosa….state “tranquilli”..nessuno ve lo dirà!!!
Da soli in tale prima struttura, nessuno Vi porgerà una mano per incominciare questo nuovo cammino in un mondo tutto diverso..non per questo più brutto di quello in cui avete vissuto…ma diverso.
Dopo questi primi allucinanti momenti in cui solo la vostra forza sarà l’unica vera risorsa alleata, verrete trasferiti in un centro di rabilitazione….dove spererete di entrare in purgatorio prima del paradiso..ritornare ad essere “normali”.

Qui avrete le stangate più dure…vi diranno la verità e quali speranze avrete di recuperare le funzioni perse.
A questo punto, se non avete una persona vicina forte e di cui vi potete sinceramente fidare…è dura…molto dura…io per mia immensa fortuna ho avuto mia moglie!

È come ritrovarsi di punto in bianco in mezzo ad un deserto, senza acque ne cibo e nessuna speranza di trovare aiuto..da impazzire!!

Allora , se ce la fate, vi attaccherete a tutto e a tutti…come se volete arrampicarvi sui vetri.

Pregherete, vi chiederete cosa avete fatto di male per ritovarvi così, ecc.

Comunque non disperate..siete solo all’inizio…forse tra il personale infermieristico troverete qualcuno che ha del tempo per ascoltarvi e confortarvi..

Uno dei traumi peggiori lo avrete con la vostra famiglia e capirete solo allora cosa è il vero amore.

Quel sentimento che oltre ogni cosa.

D’altronde pochi capiscono che in queste situazioni, l’unica cosa che serve è coccolare il paziente..come se fosse un neonato..pieno di insicurezza..perché altro non gli rimane…ma c’è troppa aridità nel cuore umano per capire certe cose..ed i “sani” hanno le fette di prosciutto sugli occhi e…non vedono…e poi non gliene frega niente..non è un problema loro!

Tutta questa nuova situazione, vi porterà a diventare o delle persone forti che hanno capito ed accettato ciò che gli è successo, o delle persone insicure ed eternamente arrabbiate con il mondo intero.

Io, per grazia di Dio, mi ritrovo tra le prime persone…ma non a tutti va bene!

Comunque, riprendendo l’esempio, alla fine del periodo di riabilitazione, tornerete a casa e qui vi scontrerete con realtà assurde come l’aver perso il posto di lavoro, essere costretti a cambiare abitazione perché ci sono troppe rampe di scale o perché l’ascensore è troppo piccolo o percè gli spazi all’interno della vostra abitazione non sono sufficienti per permettervi di muovervi con la carrozzella…ecc. ne trovere a decine di problemi.
A questo punto ricorrerete agli aiuti dello Stato: richiederete eventuali alloggi disponibili e girerete i vari uffici delle aziende sanitarie locali per sapere a cosa avete diritto o meno.
Dopo innumerevoli delusioni tornerete a casa delusi e sconfortati…nessuno vi da una mano!!!
Preciso che ciò che ho appena detto è stato verificato personalmente nel mio caso e in altri casi..anzi..guai a chi dice che non è vero..tali persone si mettano un mano sulla coscienza..prima di parlare.
Per non parlare poi della nuova situazione patrimoniale…praticamente squattrinati tra farmaci che dovrete pagare interamente perché non esenti e una pensione civile ridicola….bingo!!!

Dopo tutto ciò capirete che forse non è il caso di scervellarsi su che regalo fare ad uno dei vostri parenti per il prossimo Natale oppure perdere qualche chiletto messo su nelle Feste.

Vi sembrerà strano, ma l’ultimo problema che può avere uno in carrozzina, è quello di non poter camminare….provate a pensare, almeno provate, in che situazione si ritrova…ed ha ancora voglia di ridere e scherzare e sorridere…se voi gliene date modo.

Vi preciso, infine, che l’esempio continuerebbe e potrebbe essere ancora più approfondito…ma non voglio crearvi traumi..già il fatto che abbiate letto questo articolo vi fa onore…vedete voi adesso cosa potere CONCRETAMENTE fare per aiutare chi ne ha bisogno e capire di più che un domani, tale situazione potrebbe –spero con tutto il cuore di no- SUCCEDERE ANCHE A VOI.

Io, come sempre, vi aspetto .
un abbraccio

Paolo Iorio

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